Il 14 Dicembre 2021 – per decreto legge – si approvava la proroga dello stato di emergenza nazionale fino al 31 Marzo 2022. Orta che cosa ci dovremmo aspettare a fine mese?

UN PO’ DI NOTIZIE SULLO STATO DI EMERGENZA –Al verificarsi degli eventi che, a seguito  di  una  valutazione speditiva svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla  base dei dati e delle  informazioni  disponibili  e  in  raccordo  con  le Regioni e Province autonome interessate, presentano  i  requisiti  di cui all’articolo 7, comma 1, lettera c), ovvero nella loro imminenza, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente  del  Consiglio dei ministri, formulata  anche  su  richiesta  del  Presidente  della Regione o  Provincia  autonoma  interessata  e  comunque  acquisitane l’intesa,  delibera  lo  stato  d’emergenza  di  rilievo   nazionale, fissandone la durata e determinandone l’estensione  territoriale  con riferimento alla natura e alla  qualità degli  eventi  e  autorizza l’emanazione delle ordinanze di protezione civile di cui all’articolo 25. La delibera individua, secondo criteri  omogenei  definiti  nella direttiva di  cui  al  comma  7,  le prime  risorse  finanziarie  da destinare all’avvio delle attività di  soccorso  e  assistenza  alla popolazione e degli interventi più urgenti…” 

Non può superare i 12 mesi e non può essere prorogato per ulteriori 12!

A COSA E’ SERVITO LO STATO DI EMERGENZA? – Ha fornito poteri “straordinari e snelli” al governo per istituire le misure quali:

  • Zone differenziate (Rossa, gialla, bianca);
  • Distanziamento sociale;
  • Obbligo mascherine.

Salvo l’approvazione di un nuovo decreto legge che cambi le carte in tavola, il 31 Marzo 2022 – almeno dal punto di vista dell’ordinamento giuridico – si dovrebbe ritornare alla normalità!

All’uscita dal carcere di Mansoura avrebbe detto “Tutto bene, forza Bologna”. Sono chiarissime ed inequivocabili le sue dichiarazioni d’amore alla città di Bologna e all’Italia da parte di Patrick Zaki.

Ieri si è tenuta la terza udienza del processo ed è stato – finalmente -. disposto il rilascio anche se dovrà ripresentarsi a febbraio 2022 di nuovo davanti al giudice.

“Le immagini degli abbracci e dei sorrisi tra la sorella, gli amici e Patrick sono emozionanti e bellissime: Patrick è tornato in libertà, per il momento provvisoriamente. Speriamo che all’udienza del primo febbraio questa libertà provvisoria diventi definitiva e che possa tornare alla vita che aveva prima dell’arresto, quel 7 febbraio 2020: quells di una persona libera, di un ricercatore, di uno studente, di un ragazzo che ama la vita”. Ha detto all’agenzia Dire il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, commentando il rilascio dello studente egiziano dell’università di Bologna.

Proprio dall’Università di Bologna non tardano ad arrivare le prime dichiarazioni raccolte dal bologna today:

“Nella mattina di ieri, quando i giudici del tribunale speciale di Mansoura hanno disposto il rilascio di Patrick, siamo stati colti da un sentimento di sollievo e di gioia che ha contagiato tutta la nostra comunità. La voce è corsa di aula in aula, di studio in studio, e tutti siamo stati emozionati e commossi”, afferma il Rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari

“La fine di questa terribile vicenda è ora una speranza resa ancora più concreta dalla sua scarcerazione: le immagini che giungono dall’Egitto ci colmano di felicità. Il nostro ateneo ha lottato fin dal primo giorno, fin da quel lontano 7 febbraio 2020, perché i diritti di Patrick fossero rispettati e per ribadire il nostro sostegno ai diritti fondamentali della persona, alla libertà di parola e di insegnamento, e al valore ineguagliabile del pensiero critico.

Oggi è quindi una giornata di festa, anche se non bisogna abbassare la guardia fino al completo proscioglimento dalle accuse. Speriamo che Patrick possa mettersi alle spalle questi due anni dolorosi e possa tornare presto ai suoi studi qui a Bologna, nella sua università. Il suo posto è qui, nella nostra comunità, assieme ai suoi compagni e ai docenti che non vedono l’ora di riabbracciarlo”.

Per il delegato per gli studenti Federico Condello, “se ieri è stata una giornata di gioia grande, sì, ma cauta e ancora incredula, oggi possiamo gioire più apertamente. Sappiamo che questo non è il traguardo, ma solo un passo verso il traguardo. Però ci conforta immensamente il pensiero dell’abbraccio che ha riunito Patrick ai suoi cari. È un abbraccio così grande che ci sarà un posto, ne siamo convinti, per tutti coloro che in questi interminabili mesi hanno invocato la libertà di Patrick nelle piazze, nelle strade, sui media. Un ringraziamento profondo a tutte le istituzioni, a tutte le associazioni – Amnesty in testa – e a tutti gli artisti che sono stati al fianco dell’Alma Mater in questa battaglia di giustizia”. 

Per vent’anni, si è speso anche del sangue per insegnare agli Afghani la democrazia e a difenderla.
Lo si è fatto convinti che la democrazia e la libertà e l’individualismo e il laicismo occidentali siano valori assoluti e che tutti nel mondo non vedano l’ora di vivere in una società come quella euro-americana, libera (?) e rutilante. Per cui, fiumi di denaro e di parole, convegni, dossier, ma nessuna attenzione alla crescita sociale del paese, a che i rappresentanti afghani dell’occidente fossero credibili e corretti, all’impatto della nostra cultura su quella altrui.
Appena ci si è convinti che fosse il momento di andar via, in un fiat, è ricomparso quello che era il cancro che si voleva estirpare. E così forte e repentino, che non solo non ha avuto bisogno di combattere, ma non ha neanche anticorpi interni a contrastarlo, a parte qualche coraggiosa giornalista donna (dei quali, chissà perché, i media si affrettano a sottolineare la singletudine) e la speranza, pompata da articoli agiografici, che il rampollo del capo dell’antica resistenza, formato in occidente, abbia voglia, stoffa e modo di raccogliere l’eredità del padre.
Si affollano le analisi e, con esse, i tentativi di ripartizione delle colpe.
Scarsissime le reazioni, salvo di retorica.
Nessuna progettualità concreta, neanche per la gestione del dramma sociale ed umano dei profughi, che frettolosamente si vogliono equiparare, da tutte le parti, agli immigrati economici, per cancellare la responsabilità di averli illusi e, con questa illusione ingenua, costretti non solo a rinunciare al loro paese, ma anche alla dignità che era stata loro offerta in cambio di tutto quello che era loro, come gli specchietti ai Dominicani nel famoso ottobre 1492.
È, insomma, la cronaca, che fatica ancora a farsi storia, perché non è chiaro chi sarà il vincitore che la potrà scrivere, di un fallimento.
A questo fallimento, hanno concorso vent’anni di presidenze repubblicane statunitensi, repubblicane e democratiche. Hanno concorso l’inettitudine e l’ipocrisia benpensante dell’Europa. Hanno concorso il cinismo inumano delle lobbies finanziarie ed industriali. Hanno concorso, infine, il velleitarismo e l’inutilità di programmi di collaborazione che non riescono a superare logiche da frate elemosiniere, con trascorsi nell’agesci e nell’azione cattolica.
Leggendo le cronache dell’avanzata talebana, fra la miseria di campagne devastate da vent’anni di violenza, e palazzi dorati (letteralmente) di gerarchi che han fatto prima a fuggire che a veder avanzare il nemico, mi è venuto da pensare, però, che il principale responsabile di questo fallimento sia un equivoco, che pervade e mina anche le nostre società e ne determinerà probabilmente il superamento. L’equivoco di pensare che ci siano idee, istituzioni, sistemi che possano camminare senza le gambe delle persone, che possano sopravvivere, senza un cuore umano che le senta proprie e le difenda.
Non ho profondità di pensiero e di cultura sufficienti a confermare o smentire le teorie per cui la democrazia e i valori liberali presuppongono e hanno come proprio limite quelli della dimensione dello stato-nazione e della società borghese.
Credo sia sempre più evidente, tuttavia, che quel sistema e quei valori – per quanto si possa ragionevolmente pensare che rappresentino il punto di elaborazione civica più alto mai raggiunto dall’umanità nel corso della sua storia e che abbiano contribuito a costruire le società più ricche ed in pace mai conosciute – non sono auto-evidenti, né self-executing. Non è detto, insomma, che debbano essere apprezzati subito dai membri di una società tradizionale; che abbiamo maggior forza e attrattiva di principi di natura religiosa; che possano funzionare anche laddove ad incarnarli ci siano satrapi e corrotti, ignoranti e mafiosi. Al contrario, chiedono cura costante ed abitudine ad un esercizio che è anti-intuitivo, come quello al dubbio ed al dialogo.
Muoiono e cedono a qualunque altro, se non si formano generazioni abituate a questo sacrificio positivo (non a quello renziano, da oliver twist); se non si promuovono persone che sappiano incarnare, nella quotidianità del loro operare, i principi di democrazia e rispetto dell’altro; se non si insegna a tutti e ciascuno che la libertà è fatta prima di tutto di doveri verso gli altri, la cui violazione è illegittimità e non peccato, perché sono il frutto di regole condivise e non imposte dal papa o dal mullah.
Ma si torna sempre lì: occorre che si combatta per un nuovo umanesimo. E l’occidente, forse, non ne ha più né la voglia, né la forza.

Firenze Parco San Donato – I bambini consapevoli diventeranno gli adulti responsabili del domani: a piccoli passi si costruisce quella coscienza che aiuta ad accrescere la consapevolezza di dover affrontare una crisi climatica e ambientale. Oggi, 22 Giugno 2021, l’associazione KOROS in collaborazione con Gli Angeli del Bello ha dedicato una parte della giornata ad un’attività molto particolare: insegnare la raccolta differenziata ai più piccoli e proteggere la città e l’ambiente in cui viviamo.

Gli Angioletti del Bello – Poco più di 3,5 Kg di carta, cicche e piccoli rifiuti sono stati raccolti dai nostri piccoli ragazzi con l’ausilio di pinze telescopiche. La raccolta differenziata – purtroppo – non è un’abitudine consolidata e praticata da tanti adulti, sarebbe comunque poco corretto pensare che i più piccoli non siano in grado di acquisire il pensiero che le singole azioni possano contribuire moltissimo a rendere migliore e proteggere il luogo in cui viviamo. “Che fine fanno le carte che butto per terra?”, “Che succede se sbaglio cestino della differenziata?” “Dove metto l’imballaggio del nuovo giocattolo che ho ricevuto?”. Stimolare la curiosità sulla raccolta differenziata attraverso un laboratorio didattico-pratico è stato il fine di questa giornata.

Il valore delle cose – Le materie prime ed i materiali non sono infiniti: “Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” sosteneva il filosofo chimico e biologo Lavoisier. Da un piccolo gesto molte cose possono rinascere, trasformarsi e prendere parte alla vita di tutti. Questo tipo di approccio contribuisce alla sostenibilità e all’economia: riciclando e riutilizzando si combatte lo spreco di denaro e di risorse del pianeta. Dare il buon esempio – da parte degli adulti – sul tema dei rifiuti e della differenziata facilita l’educazione e la cultura per emulazione dei bambini.

L’associazione Gli Angeli del bello. Link al sito web

L’associazione KOROS APS. Link al sito Web

Si ringrazia Giorgo Diddi Prato per la fornitura gratuita di mascherine e pinze raccoglitrici

Sta cominciando l’estate, anche meteorologica. E con essa, l’Europeo. Per di più, i dati sull’andamento del Covid vengono proposti in maniera da minimizzare ogni allarme, né vi è traccia, sui giornali, di alcun dato di crisi.
È poco probabile, allora, che nel paese del cielo sempre più blu abbiano una qualsiasi eco concreta due notizie, che hanno per di più il limite di apparire “tecniche”: che dei pubblici ministeri, esperti e noti, siano stati inquisiti da loro colleghi, per aver nascosto una prova a favore degli indagati, in un processo influente anche sui destini internazionali della più grande (e pubblica) impresa nazionale; che l’Agenzia delle Entrate ha dovuto ritornare ai santi vecchi, perché ha dovuto confessare di non poter utilizzare, per ragioni di privacy (?), gli armadi di dati raccolti sui contribuenti.
Eppure sono notizie che danno la misura del fiato corto e mefitico del nostro sistema, perché denunciano, entrambe, che son saltati i freni; che ormai le garanzie girano all’incontrario di come dovrebbero, che siano quelle della funzione pubblica dell’accusa penale o quelle per la privatezza, incapaci di tutelarci da facebook, ma efficacissime contro lo stato.
Un popolo sano ne sarebbe allarmato; se ne sentirebbe ferito e cercherebbe di raccogliere le forze per reagire.
Per noi, invece, è tempo di guardare le partite di pallone, mentre il nostro ex primo ministro deve inventarsi una scusa non scusante per non imbrattarsi la pochette con le iniziative anti-atlantiche del movimento che rappresenta, proprio alla vigilia del G7 in cui l’Europa invoca un più forte atlantismo (forse di maniera; forse da ridotta) e mentre il nostro ex ministro dell’economia pensa sia cool suonar di chitarra contro i suoi avversari.
Oh, il mandolino…

Benvenuto sul sito web di KorosMagazine.it! Un primo articolo di presentazione è obbligatorio e necessario per spiegare il progetto e la finalità di questo Magazine.

KOROS APS – Associazione nata nel 2019 che si occupa di marginalità e progetti sociali. Nel 2020 ha presentato un progetto “Informatica e Giornalismo 2.0” alla Fondazione Marchi con lo scopo di promuove la cultura, il giornalismo e l’informatica tra i giovani. In un mondo in cui si comunica con 140 caratteri, immagini e pagine social è importante far capire alle nuove generazioni l’importanza dell’informazione vera, seria e consapevole.

FONDAZIONE MARCHI – La Fondazione Carlo Marchi nasce nel 1983 per volontà testamentaria del Dott. Cesare Marchi che la dota di importanti mezzi finanziari e della sede, con le opere d’arte che accoglieva cui aggiunge quelle appartenenti alla sua collezione personale. Ne stabilisce il nome intitolandola a suo padre Carlo, fratello di Giulio. Lo scopo della Fondazione è “diffondere la cultura ed il civismo in Italia” e al migliore compimento di questa volontà tutti i presidenti ed i consiglieri di amministrazione che si sono succeduti, hanno dedicato le proprie attenzioni, adoperandosi perché il fine statutario fosse raggiunto.

IL PROGETTO – Il progetto ha 3 obiettivi principali:

  1. L’insegnamento dell’informatica professionale per pubblicare e gestire informazioni di natura culturale, sportiva e multimediale;
  2. Sensibilizzare i giovani all’idea che la lettura e la scrittura siano un fondamentale diritto civile e umano alla cultura, all’informazione, alla conoscenza e come strumento di crescita e di emancipazione civile e sociale;
  3. Saper riconoscere una notizia vera da una fake news.

Attraverso la collaborazione tra professionisti, professori universitari e giornalisti sarà possibile realizzare questo progetto sociale. L’Associazione Koros – grazie alle collaborazioni sul territorio dell’area metropolitana di Firenze – svilupperà ulteriormente questo progetto e ne darà continuità.

COVID – 19 Il problema della pandemia è ormai noto a tutti e la scoperta di nuove varianti sta complicando e rallentando la ripresa sociale. La KOROS APS ha deciso di informatizzare tutto il processo delle lezioni, pertanto, saranno effettuate le registrazioni e la messa on-line dei montaggi video che serviranno da guida pubblica a chiunque ne voglia usufruire.