L’ambiente al primo posto. E’ questo il mantra di Giorgio Diddi, CEO del ‘Gruppo Diddi‘, un’azienda che si occupa della filiera della moda, con più di un occhio di riguardo alla sostenibilità e all’eco-friendly. Il Koros Magazine ha avuto il piacere di intervistarlo per parlare della ‘Green Economy‘, un modo di fare impresa che privilegia il rispetto per l’ambiente che ci circonda. Le sue parole ci hanno aiutato a comprendere a pieno questo nuovo approccio all’economia, di seguito ecco l’intervista completa:

“Domanda secca: Green Economy, di che cosa si tratta?”

La Green Economy fa in modo che la nostra economia prenda una coscienza diversa: è giusto fare business, ma è importante tenere conto dell’ambiente. E’ un dono che la natura ci ha fornito e bisogna tenerne conto. Non è altro che il nostro stesso mestiere, ma svolto con una coscienza propria, ovvero far si che le aziende agiscano in modo responsabile.”

“L’attività di Green Economy è nobile, perchè mette la sostenibilità al primo posto. Perché un’azienda deve essere interessata alla Green Economy, al netto del fattore sostenibilità?”

“Quando parlo con i miei collaboratori riguardo a questo, dico sempre una cosa: ‘la superficie dell’azienda in cui lavoriamo è nostra, ma la superficie su cui è poggiata la mia azienda non è mia, ma di tutti’. Dobbiamo fare il massimo per poter rendere alla natura ciò che lei ci dà. Io parlo sempre di coscienza, perché l’industria e tutte le filiere produttive devono avere un ideale più ampio. Troppo facile sarebbe lavorare per guadagnare il denaro. Bisogna lavorare per star bene nel posto in cui si lavora, con le persone con cui si collabora e con l’ambiente che ci ospita.

“Se i pro di questa attività sembrano scontati, le vengono in mente alcuni contro che questo approccio all’economia può presentare?”

Certo, ci sono diversi contro. Le prime cose che si vedono ad occhio nudo sono le tempistiche, la produttività e la spesa. Probabilmente col tempo tutto questo diventerà naturale e mi auguro che tutti abbiano la stessa coscienza sull’ambiente. Essendo una cosa nuova, dove le aziende industriali devono farsi spazio su abitudini e modi di fare diversi, è tutto molto più difficile. Si spende di più e si impiega più tempo per fare alcune cose ed è difficile farsi capire, soprattutto nei tempi di consegna e nei costi di uscita: prima si faceva un qualcosa ad una determinata cifra, ora ad un’altra cifra perché si lavora con una coscienza diversa. Il mercato del tessile si è diviso in bianco e nero: esiste il mercato del lusso e quello del low-cost. Quest’ultimo ha ancora le sue difficoltà, anche se noto tanto impegno di molte aziende che sono mie clienti. Il mercato del lusso, invece l’ha capita subito questa cosa. L’ha abbracciata con tutto sè stesso e sapere che il prodotto è fatto in un certo modo, ovvero ecosostenibile, fa ancora più lusso. Accetta di più le tempistiche di attesa, nonostante sia un tasto dolente nel mondo della moda, e il maggior costo. Per rispondere alla domanda i contro sono essenzialmente tempi e costi.

“Parlando di Green Economy, secondo lei lo stato Italiano tutela a sufficienza le aziende che operano in questo settore?”

Uso sempre dire una cosa: ci sono diverse scuole di pensiero, ognuno ha la sua idea politica, compreso me, ma dico sempre che governare un paese è qualcosa di difficilissimo. Benché io manterrei la mia estrazione, anche io avrei tante difficoltà, anche io necessiterei di fedeli collaboratori se fossi io a governare. Per questo non mi sento di dire nel dettaglio cosa si deve fare ma soprattutto di criticare ciò che viene fatto. Sicuramente ci sono delle mancanze, è una cosa nuova, deve prendere campo e avrebbe bisogno di più attenzione e di più aiuto. Sarebbe un grande aiuto per noi avere dei rimborsi o di avere delle agevolazioni in virtù dei maggiori costi a cui dobbiamo far fronte. Sicuramente ci sono dei passi in più da fare.”

“L’Italia è un paese che tende sempre a sottostimarsi e la Green Economy non fa eccezione. Una ricerca del ‘Dual Citizen’ di Washington ha dedotto che l’Italia è il paese che più si sottostima rispetto agli altri paesi europei in materia di Green Economy, infatti ha una percezione delle sue performance minori rispetto ai risultati effettivi ottenuti, come se lo spiega?”

“In realtà non me lo spiego e me ne rendo conto perché la tocco con mano ogni giorno. Proprio per quello che dicevo prima, esiste, nel settore moda, la parte del lusso che fa veramente tanto. Non me lo spiego e mi dispiace, bisognerebbe fare in modo di proiettare un’immagine diversa nel mondo dei sacrifici che fa l’Italia per essere eco-sostenibili. Prima di questo l’importante è che tutti prendano coscienza di dover lavorare da oggi, non tra un mese o due. E’ più importante il fare, rispetto al comunicare. Sicuramente la comunicazione va a sensibilizzare, ma intanto pensiamo a far bene. Ti do ragione, non me lo spiego che effettivamente, rispetto a ciò che vedo coi miei occhi, molti paesi fanno meno rispetto a ciò che viene comunicato.”

“Un augurio alla Green Economy italiana?”

“Volentieri, faccio un augurio con tutto me stesso a tutti gli imprenditori, gli industriali, a tutti i produttori e a tutti coloro che devono fare i conti con l’eco-sostenibilità nella produzione, ricordando loro che la cosa importante non è solo l’aspetto finanziario, le strutture, le attrezzature o le location, ma l’avere coscienza.”

Ringraziamo di cuore Giorgio Diddi per averci concesso il suo tempo nel rispondere alle nostre domande, di seguito l’intervista completa sul nostro canale Youtube.

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